Terre di Don Peppe Diana

La cooperativa all'interno dell'esperienza del turismo sociale ha promosso con il Comitato Don Peppe Diana, con Libera e con le scuole un tour sui beni confiscati, con i giovani di tutta Italia i campi di volontariato e di studio, ed infine con il coinvolgimento della cittadinanza, la realizzazione del Festival dell' Imegno Civile. Fare questo tipo di esperienza sui Beni confiscati alla criminalità organizzata è segno di una volontà diffusa tra i ragazzi, i giovani e i cittadini attivi di essere in "prima linea" e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responzabilità e di condivisone per il riscatto del territorio. La cooperativa è stata assegnataria di un bene confiscato nel luglio del 2009 da parte di "Agrorinasce", agenzia per l'innovazione, lo sviluppo e la sicurezza del territorio consistente una villa a tre piani con annesso giardino, su cui è attivo da maggio 2010 il presidio di Libera di San Cipriano d'Aversa. Al primo piano è stato allestito un gruppo di convivenza per disabili psichici in cogestione con l' ASL di Caserta nell'ambito della metodologia del PTRI/BS. Al piano rialzato sarà realizzato un Centro Polifunzionale per giovani ed è già attivo un centro di aggregazione informale per i ragazzi del territorio. Nel piano interrato, invece, è stata approntato, in collaborazione con l'associazione Omnia attraverso i fondi della Perequazione Sociale 2008, una piccola palestra per poter svolgere attività motoria per i disabili. Il Giardino è stato attrezzato per attività ludiche, musicali e artistico-culturali. Il muro petrimetrale infine , è oggetto di un progetto in corso dal titolo "Buchiamo i muri dell'indifferenza" che consiste nella realizzazione di un opera d'arte a testimoninza degli ideali che spingono la società civile riappriopiarsi del territorio inteso come Bene Comune.
Nell'ottica della definitiva integrazione del tessuto sociale e lavorativo delle persone svantaggiate, si è previsto l'impiego diretto dei destinatari dei progetti nelle altre attività della coop.(es. giardinaggio, manutenzione e cura di strutture pubbliche e private; ristorazione e pasticceria/cioccolateria a marchio NCO). La cooperativa sta realizzando insegnamenti adi vera e propria attività imprenditoriale innovativa, una sorta di laboratori permanenti di ricerca e di sviluppo incentrati sulla trasformazione e vendita dei prodotti tipici locali con la realizzazione di corner franchising negli esercizi commerciali del territorio, nonchè del servizio di pizzeria e ristorante, con inserimenti lavorativi di persone svantaggiate, al servizio di una realtà in via di sviluppo nel nostro territorio, il Terzo settore. Questa esperienza si è rivelata un motore di sviluppo di microcircuiti economici imprenditoriali nuovi, perchè fondati su una crescita economica del territorio e che utilizza la promozione tipici locali, quelli del Commercio Equo e solidale, quelli prodotti confiscati alla criminalità organizzata e sulla creazione di nuova ocupazione di persone svantaggiate.
Il 14 novembre 2011 noi del progetto PON “Legalita” siamo andati a San Cipriano a visitare la NCO (Nuova cucina organizzata) cioè una pizzeria gestita da persone inserite in un progetto di inclusione sociale e di reinserimento nel tessuto sociale prima relegate nei manicomi e che, grazie alla legge Basaglia, fruiscono di questa importante opportunità che è stata loro offerta. NCO acronimo che provocotariamente ricorda la tragica sigla Nuova camorra organizzata del boss camorrista Raffaele Cutolo nasce come risposta necessaria per far fronte ai disagi di un contesto territoriale, dove un esasperato individualismo e la rassegnazione della popolazione ad un destino rovinato dalla camorra sembra stroncare ogni tentativo di riscatto. Questi giovani hanno costituito molte cooperative che lavorano in rete nel territorio casertano, un tempo infestato dai casalesi, e dalla loro unione traggono la forza per sfidare la malavita organizzata e batterla su quello che un tempo era loro incontrastato dominio. Nella NCO abbiamo assaggiato dei prodotti ricavati dalle terre confiscate e lì abbiamo trovato il fondatore della NCO Peppe Pagano che ci ha parlato di questa associazione costituita da una rete di persone che offre lavoro a chi ha bisogno e quindi non facendogli intraprendere una strada sbagliata cioè quella della camorra. Inizialmente gli abitanti di San Cipriano erano ostili verso questo progetto ma poi Peppe Pagano e gli altri soci della cooperativa li hanno convinti, vincendo cosi la loro diffidenza.

Giuseppe Diana nasce a Casal di Principe, nei pressi di Aversa, da una famiglia di proprietari terrieri. Nel 1968 entra in seminario ad Aversa, vi frequenta la scuola media e il liceo classico. Successivamente intraprende gli studi teologici nel seminario di Posillipo, sede della Pontificia facoltà teologica dell'Italia Meridionale. Qui si licenzia in Teologia biblica e poi si laurea in Filosofia allaFederico II. Nel 1978 entra nell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) dove fa il caporeparto. Nel marzo 1982 è ordinato sacerdote. Diventa Assistente ecclesiastico del Gruppo Scout di Aversa e successivamente anche Assistente del settore Foulards Bianchi. Dal 19 settembre 1989 era parroco della parrocchia di San Nicola di Bari in Casal di Principe, suo paese nativo. Successivamente diventa anche segretario del vescovo della diocesi di Aversa, monsignor Giovanni Gazza. Insegnava anche materie letterarie presso il liceo legalmente riconosciuto del seminario Francesco Caracciolo, nonché religione cattolica presso l'istituto tecnico industriale statale Alessandro Volta e l'Istituto Professionale Alberghiero di Aversa. Don Peppino Diana ha sempre cercato di aiutare la gente nei momenti resi difficili dalla camorra. Il Liceo Scientifico di Morcone dal 21 aprile 2010 prende il suo nome.
Alle 7.30 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare laSanta Messa. Due killer lo affrontano con una pistola. I cinque proiettili vanno tutti a segno, due alla testa, uno in faccia uno alla mano e uno al collo, Don Peppe Diana muore all'istante. L'omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia. Un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da Giovanni Paolo II durante l'Angelus. Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese, legata principalmente al boss Francesco Schiavone detto Sandokan. Gli uomini del clan controllavano non solo i traffici illeciti, ma si erano infiltrati negli enti locali e gestivano fette rilevanti di economia legale, tanto da diventare "camorra imprenditrice".